Poesia senza titolo di Jean-François Lafay

(Laboratorio di scrittura creativa sul labirinto)

il muro delle illusioni

si frammenta

in una moltitudine

di corridoi

di cortili

ora luminosi

ora ombrosi

speranze successive

aspirazioni tortuose

che si incastrano

senza mai fine

alcuni incroci

a volte

scegliere una nuova strada?

rinnegare le vecchie?

conservarle?

distorcere,

salvaguardare i possibili incompatibili

o tranciare?

poi un giorno

il muro

non c’è più uscita

non c’è più esito

una cosa sola diviene chiara

andare via non sarà mai possibile così

bisogna cambiare tutto

tentazione di fuggire

ma essere un uomo

è affrontare

allora

smontare tutto

cercare infine

il perché del labirinto

scendere

nella più profonda oscurità

fronteggiare il Minotauro

non ucciderlo

ma guardarlo negli occhi profondi

capirlo

vederlo all’origine

dell’ombra

ma anche della luce

e farsene un alleato

quindi

riprendere il cammino

Toccare la cima di Elisabeth Pujol

(Laboratorio di scrittura creativa sul labirinto)

Una parete alta e verticale,

vertiginosa.

Ti accingi a fare l’ascesa.

Un percorso difficoltoso,

passo dopo passo.

La roccia sgretolata è scivolosa.

Con gli occhi e le mani cerchi un appiglio,

senza perdere di vista lo scopo della spedizione ad alta quota.

Un’avanzata incerta nella nebbia

che a quel momento ricopre tutto.

I punti di appoggio potrebbero essere fuori portata:

le interrogazioni turbinano nella testa di chi – sebbene cauto e coraggioso –

cerca di anticipare le insidie.

Quanti ostacoli e pericoli nell’ascendere le pareti scoscese,

nella spinta verso l’alto sull'orlo del precipizio?

Nessun gradino, nessun parapetto.

Tutto intorno, la profondità del baratro.

Ambiente ostile. Vicoli ciechi. Se una corda si rompe, caschi.

Ti sfiora la paura del non ritorno.

Allora ti appoggi alle rocce sporgenti e ti tiri su, stringendo i denti.

Con le raffiche di vento e pioggia, lo scalatore è costretto a fermarsi.

Senza indugio una cengia va scoperta, o una cavità rocciosa in zona sicura.

Cala la notte scura.

L’uomo in pericolo deve decidere dove essere o non essere.

Forse perlustrerà i dintorni con una torcia e individuerà un rifugio di fortuna.

Poi ripiglierà fiato al riparo, con l’anima placata.

Nei nostri viaggi incerti, servono forza di volontà e una dose rincarata di perseveranza.

Così vengono sormontati gli intoppi, così si adempie ogni tappa.

Durante la salita il tempo si allunga

e l’esaurimento aggiunge un peso.

Non lasciarti sopraffare dalla fatica.

Hai vinto la paura. Il dubbio non ha più posto.

Solo conta il muoversi da una parete all’altra,

il progresso regolare dell’arrampicata.

Forse, a volte, pregherai gli dei: siate clementi!

Facilitate la progressione e portatemi un po’ di pace!

Inoltre, ammorbidisce le idee sognare le cime innevate:

premieranno gli sforzi.

Nella cornice maestosa, un’aquila reale

con le ali largamente spiegate.

Concentrati sulle capacità del rapace:

sa mantenere una visione chiara,

superare le sfide e impegnarsi nella ricerca delle sue prede,

adattarsi al cambiamento, coltivare la pazienza.

Fanne un modello.

L’alba è di buon auspicio.

Ci si può rimettere in sesto, salire a buon ritmo.

La fiducia c’è, con la felicità dell’avanzata nell’aria pura,

nella piena consapevolezza delle difficoltà.

La mente lucida controlla il corpo, mantiene il fiato e l’equilibrio.

Tutto impegnato nel momento presente e le sue necessità,

hai messo da parte i pensieri discordanti.

Desideri, ricordi, rimpianti? Cancellati.

Sei tutt’uno con la montagna nel guadagnare altezza,

in abbagliante chiarezza, nel grigiore o nella notte cupa.

Fine all’esplosione di gioia quando metti piede in cima,

vivo, libero.

Credi, cuore mio, credi:

Non avrai perso nulla!

Ciò che hai voluto è tuo,

tuo, sì, tuo! *

* Versi tratti dalla seconda sinfonia di Mahler, "Resurrezione"